“Written in the USA”: Marco Sommariva propone 55 scrittori “mainstream” eppure un po’ “sovversivi”

Luglio 30, 2017

“Era il gennaio 2012 quando decisi d’iniziare a dar voce agli oltre 700 libri letti e sottolineati nel frattempo. Decisione presa alla luce delle tante recensioni lette sino a quel giorno, dove tropo spesso avevo la sensazione che il recensore di turno s’impegnasse più a dissezionare l’opera per il solo gusto di sfoggiare la propria ‘cultura’  che non nel provare ad avvicinare il potenziale lettore al testo in esame….”

Chi parla è Marco Sommariva – caro amico e compagno libertario, scrittore versatile e lettore “accanito” ed attento – nella prefazione al suo ultimo libro “Written in the USA: cinquantacinque recensioni di libri nordamericani a uso di librai, bibliotecari e lettori impenitenti”. Il libro offre quindi la possibilità di “assaggi” dell’opera scelta, brevemente introdotti da Marco.

L’incontro con Marco

L’incontro con Marco è stato una di quelle cose che, mi viene da dire, nella vita capitano quando si è “ricettivi”, quando si sa che c’é qualcosa di buono là fuori e si è “aperti” – attenzione non alla caccia di – a questo qualcosa.

Mi trovavo a Milano – poteva essere il 2003/2004 – in una radio privata con Alessio Lega, cantautore libertario – autore, tra gli altri numerosissimi e bellissimi brani, di “Dall’ultima galleria“, una canzone che, al pari di “Ma chi ha detto che non c’é”, di Gianfranco Manfredi, è capace di scatenare in me una tempesta di emozioni…. –  caro amico e compagno di recente “acquisizione”, impegnato nella registrazione di un’intervista/mini concerto. Non ricordo il nome della radio, e per non sbagliare non faccio nomi, ma era una piccola emittente – credo in streaming – di quelle che non avevano rinunciato alla vocazione “alternativa”.

Io aspettavo fuori dallo studio di registrazione e guardando qua e là vedo un libricino, poco più che un opuscolo, che attira la mia attenzione. “Ho ucciso Capossela” (storia d’amore e d’anarchia”, di un certo Marco Sommariva. Lo leggo d’un fiato e decide che deve essere mio. Lui, il libro, è consenziente e così è fatta.

A casa leggo meglio e scopro che si tratta di un libricino stampato in 500 copie il cui costo, leggo sul risvolto di copertina, era stato interamente sostenuto dal signor Giacomo Pastorino. Sulla terza di copertina leggo: “Quando hai tempo, vai a conoscere Giacomo presso la sua ditta di verniciatura industriale a Masone (Ge)…. oppure telefonagli in carrozzeria al ….. Sarà lieto di conoscerti.”. Detto fatto lo chiamo, ringraziandolo per il suo “mecenatismo” e spiegandogli che vorrei conoscere Marco: il contatto avviene e lui acconsente, un po’ sorpreso dalla mia chiamata, all’incontro che gli propongo.

Nasce così un’amicizia solida e duratura grazie alla quale ho potuto seguire Marco nei suoi piccoli ma significativi successi letterari ma anche nelle “letture in musica” al circolo Arci “Count Basie” di Genova ed altrove.

Come quella del 23 aprile scorso – Ancora non s’é estirpata la malapianta – in cui Marco era accompagnato da Andrea Romeo – Voce, Contrabbasso, Fiati; Chicco Sciaccaluga – Voce, Chitarra;  Gabriele Taccia – Chitarra; Alessandro Buzzi – Batteria; Simona Leveratto – Voce; Barbara Mancini – Voce; Anna Risso – Voce.

In quell’occasione Marco ha voluto ricordare come si viveva durante il “ventennio fascista”, e cosa accadde immediatamente dopo, riprendendo brani di grandi autori – Fenoglio, Calvino, Pasolini, Gramsci, Pertini e altri ancora –  ed anche estratti dai suoi romanzi “Fischia il vento” e “Lottavo romanzo” e dal decalogo antifascista di Lauro De Bosis, l’uomo che che il 3 ottobre 1931 con un piccolo aereo sorvolò Roma inondandola di volantini che incitavano alla ribellione contro la dittatura.

Ma torniamo al libro. E’ stato particolarmente bello per me ritrovare testi letti in gioventù, come “Il tallone di ferro” (clicca qui per scaricarlo), che quando ero ragazzo avrei voluto sceneggiare per affidarlo ad un buon fumettista: ovviamente non avevo idea su come e da dove iniziare e non conoscevo nessuno a cui chiedere aiuto e il progetto restò tale.

Ugualmente bello è, ovviamente, avere la possibilità di avvicinarsi a quei libri che per una ragione o l’altra, ma anche senza una ragione precisa, sono rimasti nella lista dei desideri.

Se pensate che si tratti di un libro di “archeologia letteraria, sappiate che potrete trovare anche stralci da “Le grandi interviste di Rolling Stone”, come questa: “(…) un artista (…) quando sente l’umore oscillare – cosa che tutti soffriamo se siamo creativi – anziché affrontare la realtà sapendo che questa è un’opportunità di creare, si volge verso qualcosa che spegnerà quell’umore, quell’irritazione. E questo può essere il bere, o l’eroina o altro. Egli non viole affrontare quell’impulso creativo, perché conosce l’auto-esplorazione che deve essere intrapresa, la sofferenza che si deve affrontare. Questo succede soprattutto, o molto dolorosamente, agli artisti. Finché non si rendono conto di che cosa sia quello che fa loro quella cosa, essi faranno sempre qualcosa per ucciderla. Eric Clapton.”

L’ultima cosa che mi preme sottolineare, ma  non in ordine d’importanza – “last but not least”, direbbero gli anglofoni, concedetemi questo piccolo sfoggio…. –  è la chiave utilizzata da Marco nella selezione dei testi: “dare ampio spazio a quei messaggi contenuti nella cultura ‘mainstream’ che propagandavano il mio pensiero, quello libertario, o comunque facessero a questo l’occhiolino”. Parliamo di autori del calibro di Charles Bukowski, Stephen King, Jack London, Henry Miller, Chuck Palahniuk, John Steinbeck, Jim Thompson e Kurt Vonnegut, e poi di Bradbury, Burroughs, Fante, Faulkner, Hemingway, Kerouac, Roth, Yates e tanti altri ancora.

Marco Sommariva e gli altri suoi libri

“Cento anni di storia operaia: la Camera del Lavoro di Sestri Ponente e l’Unione Sindacale Italiana”, un bellissimo libro del compianto Guido Barroero

Marco Sommariva è nato nel 1963 a Sestri Ponente, cioè a Genova ma non ditelo mai ad un ‘sestrese’, e si ritaglia ogni spazio di tempo possibile, dal lavoro e dai “doveri” di figlio e padre, per leggere o scrivere.

Sestri Ponente è una città dalle grandi tradizioni operaia ed antifasciste, e Marco ne è giustamente molto orgoglioso. Non a caso, credo, alcuni suoi romanzi sono ambientati a Sestri, una Sestri magari un po’ immaginaria, come nel “Venditore di Pianeti” e in “L’osteria dei soprannomi”

 

Ma andiamo in ordine temporale. L’esordio di Marco è avvenuto con la casa editrice libertaria “Sicilia Punto L” di Pippo Gurrieri, di cui mi riprometto di parlare in un futuro articolo.

Il primo romanzo è “Il cristallo di quarzo”, così presentato su Sicilia Libertaria.it: “Un giornalista di provincia, l’Appennino Ligure, un commerciante di preziosi pakistano, i cristalli di quarzo nascosti sotto la roccia, un nastro avidamente conteso che forse contiene la chiave per svelare i segreti che circondano la strage aerea sui cieli di Ustica del giugno 1980. Fughe, omicidi, angosce, tra pullman, treni e aerei, in un’atmosfera squallida e surreale, sono i fotogrammi veloci di questo romanzo”. Segue poi “Vorompatra” , nello stesso indefinibile filone del primo.

Con “Fischia il vento” Marco cambia completamente genere e si lancia in una storia di Resistenza, che – non a caso – non è piaciuta ai burocrati dell’Anpi. Del libro usciranno diverse riedizioni, la terza delle quali con prefazione di don Andrea Gallo e ‘non prefazione’ di Gianfranco Manfredi, e un cortometraggio.

“Il venditore di pianeti”: Marco torna a quel genere tutto suo, difficile forse da definire ma godibilissimo. In una Sestri Ponente immaginaria, almeno in parte, troviamo personaggi assurdi che conosciamo solo per i loro soprannomi, ed infatti, l’Osteria dei soprannomi, è il luogo fantastico attorno al quale ruotano Tom Walzer, Gommolo, Il Greco, Ciapas, Antonio il Corto, Nick Carter, Anna e Barbera (proprietari del posto), Johnny Eck, Clint, Jollly, Mamà, Il Signore Rosa, Bestia, Petrolio, Taf – Taf, Alì Babà, Moria, Olga. Dopo la prima edizione di Sicilia Punto L, con prefazione di Mauro Macario, il libro ha suscitato l’interesse di Marco Tropea Editore, anche grazie all’intervento di Gianfranco Manfredi, che l’ha ripubblicato. L’Osteria dei soprannomi tornerà poi nel nuovo, omonimo romanzo, questa volta per Chinaski Editore.

Nuovamente per “Sicilia Punto L” esce poi  “Lottavo romanzo“, con la prefazione di Haidi Gaggio Giuliani e in appendice “Lottava rima” di Alessio Lega.

Nella sua recensione apparsa su “Le Monde Diplomatique”(clicca qui per la versione integrale) Pino Bertelli conclude così: “Lottavo romanzo dunque, non è solo un romanzo, ma una sorta di manifesto libertario contro morali, codici, dottrine che continuano a perpetuare la secolarizzazione delle lacrime. Ma la miseria, la repressione, lo sfruttamento non sono un destino e nemmeno un’eredità, sembra dire rabbiosamente Sommariva, sono condizioni imposte e vanno sconfitte. La libertà è una creazione dei nostri eccessi e delle nostre disobbedienze, e per la libertà, come per l’amore, anche il più estremo, non ci sono catene.”

Ci sono ancora molti altri libri scritti da Marco Sommariva: “Pillole situazioniste”, “Lula”, “Ribelli”, “50 sfumature diverse. Avrei voluto intitolarlo sputami addosso una stella ma avrebbe venduto molto meno” e scritti in varie raccolte.

Questo è quanto, per adesso…of course!

 

 

 

 

 

 

 

 

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